Edifici troppo sigillati: più risparmio energetico, meno salute

La eccessiva “sigillatura” degli ambienti, inoltre, causa un aumento del tasso di umidità, che in assenza di una inadeguata ventilazione può favorire il proliferare di acari e muffe, che sono causa di un ampio spettro di malattie tra cui l’asma bronchiale.

La razionalizzazione dei consumi energetici è una chiave fondamentale per lo sviluppo e la sopravvivenza del pianeta, e tutti sono chiamati a contribuire in maniera sostanziale a questo obiettivo, sia per ragioni ecologiche che economiche. Il risparmio energetico è l’insieme dei comportamenti, processi ed interventi che ci permette di ridurre i consumi dell’energia necessaria allo svolgimento delle nostre attività senza dover rinunciare a queste ultime.

Massimizzare il risparmio energetico: conseguenze negative

Il tentativo di massimizzare questo risparmio energetico all’interno delle abitazioni per realizzare un risparmio economico, può avere pesanti ripercussioni sulla salute dei fruitori. L’ultima evidenza di questo eccesso viene dallo studio Future of Indoor Air Quality in UK Homes and its Impact on Health dell’Università di Reading, che ha descritto come l’eccessivo isolamento negli edifici per ridurre i consumi riduca anche la qualità dell’aria interna e peggiori la salute degli occupanti.

Tuttavia, gli svariati mezzi proposti per il contenimento energetico possono avere diversi e talora contrastanti effetti sulla salute: il cappotto termico che serve a isolare termicamente l’interno dell’abitazione, così da evitare la dispersione del calore nei mesi invernali e la perdita di aria fresca in quelli estivi, aumenta sicuramente l’efficienza dei sistemi di raffreddamento e riscaldamento installati in casa, ma l’eccessiva sigillatura riduce drasticamente il ricambio dell’aria negli ambienti.

Secondo lo studio inglese, in questi edifici senza “spifferi”, i livelli di concentrazione dei composti organici volatili, uno dei principali inquinanti nell’aria interna, può aumentare fino al 60% in più rispetto ai limiti raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, mentre le concentrazioni di biossido di azoto, che è un inquinante che viene normalmente generato a seguito di processi di combustione possono crescere del 30%. Le ricadute sulla salute sono un aumento della prevalenza di asma e di altre patologie respiratorie, che richiedono un programma di prevenzione per gli ambienti confinati.

La eccessiva “sigillatura” degli ambienti, inoltre, causa un aumento del tasso di umidità, che in assenza di una inadeguata ventilazione può favorire il proliferare di acari e muffe, che sono causa di un ampio spettro di malattie tra cui l’asma bronchiale.

In Europa oltre un bambino su tre soffre di asma bronchiale o allergie e l’incidenza delle malattie respiratorie aumenta di anno in anno. L’asma e la rinite allergica sono le più comuni malattie respiratorie croniche nei bambini europei: ogni ora in Europa si verifica una morte per asma, soprattutto nei giovani e molte di queste morti potrebbero essere prevenute da un accurato studio della ventilazione meccanica in fase di pianificazione progettuale per l’efficienza energetica. Anche al di fuori dell’asma, si stima che nei prossimi 10 anni le morti totali per malattie croniche ostruttive polmonari potrebbero aumentare di più del 30% se non verranno posti in essere interventi adeguati per prevenire e ridurre i fattori di rischio.

Più efficienza energetica, più asma

Un’altra importante ricerca indipendente condotta dalla University of Exeter Medical School, in collaborazione con la Coastline Housing, una delle associazioni inglesi che si interessano della fornitura di alloggi (social housing) a prezzi accessibili per la popolazione a basso reddito, e pubblicata sulla rivista Environment International, ha dimostrato che le abitazioni ad alta efficienza energetica sarebbero collegate a un aumento della probabilità di sviluppare malattie respiratorie nei loro residenti. I ricercatori inglesi sono stati in grado di mettere in relazione i dati sulla gestione delle abitazioni con informazioni sul comportamento e la salute degli occupanti, ottenendo importanti informazioni sull’origine dell’asma denunciata dai residenti.

Nel dettaglio, i residenti delle “Social Housing” della Cornovaglia che risiedono in abitazioni efficienti energeticamente sono soggetti ad un maggior rischio di asma. In definitiva più è alto il livello di efficienza energetica di un edificio, valutata col sistema SAP, maggiore è il rischio di contrarre l’asma per i suoi residenti: per ogni livello di efficienza energetica acquisito, il rischio di asma aumenta del due per cento e questo rischio aumentava ulteriormente in abitazioni con SAP maggiore di 71. La procedura di valutazione standard (SAP, tabella seguente) è la metodologia utilizzata dal governo inglese per valutare e confrontare il rendimento energetico e ambientale di abitazioni.

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Il suo scopo è quello di fornire valutazioni accurate e affidabili sulle prestazioni energetiche degli edifici necessarie per sostenere iniziative in campo energetico e di politica ambientale. Chiaramente tutto questo non deve indurre ad abolire la politica al risparmio energetico, ma spingere ad interventi rispettosi delle forme di vita che vivono all’interno degli edifici.

La soluzione indicata dallo studio inglese è quella di prevedere l’inserimento di un sistema di ventilazione meccanica. La ricerca auspica un obbligo legislativo per cui nelle nuove abitazioni o riqualificazioni siano imposti dispositivi di ventilazione meccanica in grado di assicurare un tasso di ricambio dell’aria di almeno 0,5 volumi all’ora, il minimo per garantire agli occupanti un ambiente salubre da un punto di vista di qualità dell’aria. Queste sono misure sempre più diffuse, che dovranno trovare sensibili i progettisti, l’industria, gli enti di formazione ed il legislatore stesso. Riqualificare il costruito oggi deve tradursi non solo nel tutelare il profilo antisismico ma anche promuovere la salute dei fruitori degli ambienti confinati.

Le malattie delle costruzioni sono state riconosciute nel 1983 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il peso sociale legato alla salubrità del patrimonio edilizio italiano e all’inquinamento indoor comprende non soltanto il “disagio”, le “malattie”, il “discomfort”, ma anche i “costi economici” dovuti al calo della produttività. Nei prossimi anni l’edilizia si muoverà principalmente sulla valorizzazione ed il recupero del patrimonio edilizio esistente in chiave innovativa, salubre, ecosostenibile.

Anche in Italia la cultura “dell’abitare salubre” è diventata una realtà da affrontare con responsabilità. Ma gli ambienti confinati non sono solo le abitazioni: i nostri bambini e ragazzi trascorrono negli edifici scolastici dalle 4 alle 8 ore al giorno e si stima che il 15% della popolazione nazionale, pari a circa 10.000.000 persone, fra alunni, docenti e personale tecnico, studi o lavori ogni giorno nei circa 45.000 edifici scolastici del territorio nazionale. Nelle strutture scolastiche italiane si rilevano numerose criticità igienico sanitarie e di qualità dell’aria indoor, attribuibili a problematiche di tipo ambientale. Una situazione che ha impegnato l’Ispra e Ministero dell’Ambiente, ad una educazione ambientale e sostenibile con informazioni sulla qualità dell’aria outdoor e indoor nelle scuole, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

Fonte: Ediltecnico