Canalizzazioni, una fonte di inquinamento indoor

Dalle allergie all’asma fino al mal di testa o il raffreddore: secondo una recente indagine dell’Epa, l’agenzia per la protezione ambientale americana, il 56% delle malattie o sono provocate da una cattiva qualità dell’aria interna, il cosiddetto inquinamento indoor. In particolare, lo studio afferma che oltre due terzi di queste patologie sono da ricondurre a impianti centralizzati di riscaldamento ad aria, raffreddamento o impianti per la forzatura di aria.

Tra le principali fonti di inquinamento indoor ci sarebbero soprattutto le canalizzazioni dei sistemi centralizzati di condizionamento. In base ai dati del Center for Disease Control, la polvere e altre sostanze inquinanti si accumulano, nelle canalizzazioni o in altre componenti degli impianti centralizzati che, normalmente, sono di difficile manutenzione o pulizia. All’interno di queste tubazioni si creano dei focolai simili a vasche di raccolta dove convergono batteri e microbi di ogni genere che compongono il dizionario dell’inquinamento indoor. In termini scientifici, è il cosiddetto effetto catalizzatore.

Questi inquinanti dell’aria interna influiscono sull’efficienza del sistema bloccando, anche solo parzialmente, l’aria in uscita. Ma il problema principale rimane la messa in circolo di queste sostanze negli ambienti riscaldati o raffreddati dagli impianti centralizzati. Batteri e polveri, in altre parole, trovano un veicolo ideale nelle canaline di questi sistemi per essere introdotti negli spazi di un edificio o di un appartamento.

La ionizzazione bipolare preserva l’interno delle canalizzazioni mantenendo pulite le pareti ed eliminando il biofilm formato sulle stesse in caso di impianti già esistenti. La qualità dell’aria aumenta di conseguenza all’abbattimento di microrganismi presenti tra cui virus, batteri, funghi, pollini etc.